L’immediato, clamoroso successo delle passerelle galleggianti sul Lago di Iseo – un’altra geniale idea dell’ottantenne artista Christo, maestro della Land Art – era sinceramente prevedibile.
Perché è naturale che la curiosità di provare a camminare sulle acque del lago sia fortissima, tanto più quando la cosa non è permanente, ma limitata a pochi giorni (fino al prossimo 3 luglio) e dunque la voglia di essere fra i primi, di raccontarla agli amici, di scattarsi un selfie, di condividere le foto su facebook è veramente troppo forte per essere repressa.
E dunque ecco tante persone, le più diverse, farsi serenamente qualche ora di fila pur di provare questa esperienza nuova e probabilmente irripetibile. E magari cogliere l’occasione di farsi un fine settimana sui laghi, prenotando una o due notti e regalando un tutto esaurito ad alberghi, agriturismi, bed&breakfast e ristoranti della zona. Cosa di cui sono sinceramente contento.
Altrettanto prevedibile era la reazione di coloro che invece detestano i fenomeni di massa e hanno cominciato a sentenziare che la “gente” non capisce nulla ed invece di fare la fila per queste iniziative di dubbio valore artistico, dovrebbe andare a vedere le magnifiche opere d’arte nascoste in chiese e piccoli musei di provincia, che a malapena raggiungono qualche migliaio di visitatori all’anno.
E’ proprio vero: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire o di chi continua a fare finta di non capire, un po’ per convinzione, un po’ per esibizionismo, spesso anche per interesse. Le passerelle galleggianti sul Lago di Iseo, che si dice siano costate 15 milioni di euro interamente a carico di Christo (che ne ricaverà molto di più vendendo prima i bozzetti del progetto e poi i materiali usati per costruirla), è un’operazione costruita e comunicata proprio per attirare pubblico e fare migliaia di visitatori.
Le meravigliose opere d’arte italiane non vengono mai comunicate e ammesso che chiese e piccoli musei abbiano un orario di apertura, sapere quale è e poi trovarli anche effettivamente aperti è fra le cose più difficili da fare in questo paese.
E non per mancanza soldi – scusa puerile ed ormai consumata – ma più semplicemente perché non si vogliono visitatori fra i piedi. Devono rimanere un piacere squisito, e svenevole, solo per loro: quelli, raffinatissimi e coltissimi, che detestano i fenomeni di massa. Altrimenti come farebbero ad avere la fotina sul giornale o l’ospitata in tv?