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FIRENZE – “Previsioni di revisione aberranti per il settore forestale e selvicolturale in Toscana, le limitazioni previste dalla Regione rischiano di mettere in ginocchio l’intero comparto, di portare alla chiusura di molte aziende a all’abbandono delle aree rurali.

Altro che Toscana diffusa. Si chiede una revisione urgente e netta rispetto alle strette previste dalla Regione in seguito all’infrazione rilevata da Bruxelles. Limitazioni che porterebbero all’abbandono del taglio del bosco ceduo a vantaggio dell’alto fusto, che significa meno redditività per le aziende ed effetti negativi per il sottobosco, erosione e nessuno beneficio neanche per il contenimento delle acque piovane”.

A sottolinearlo è Sandro Orlandini, presidente di Cia Toscana Centro, che insieme ad altre Cia provinciali ed altre associazioni ha scritto al presidente Giani, e agli assessori Saccardi, Monni, Marras e Baccelli, in merito al processo di revisione delle misure di conservazione per i siti Natura 2000 attualmente in corso da parte della Regione Toscana.

“Le informazioni che abbiamo potuto acquisire – continua Orlandini – sulle nuove regolamentazioni in fase di definizione suscitano in noi profonda preoccupazione per il loro potenziale impatto sulla gestione forestale e sulla vitalità socio-economica dei territori montani”.

La filosofia che emerge dalle proposte di regolamentazione appare fondata su un equivoco di fondo: l’idea che la conservazione degli habitat forestali di interesse comunitario richieda necessariamente l’abbandono o una drastica limitazione delle pratiche selvicolturali tradizionali.

“Questa visione – aggiunge il presidente Cia Toscana Centro – non solo ignora secoli di evidenze storiche, ma contraddice le più recenti acquisizioni scientifiche in ambito forestale. Gli ecosistemi che oggi si intende tutelare non sono ‘foreste vergini’ ma paesaggi culturali, plasmati dall’interazione secolare tra l’uomo e l’ambiente. La complessità ecologica e la biodiversità che caratterizzano questi habitat sono il risultato, non l’antitesi, della gestione selvicolturale attiva”.

Dall’esame delle proposte emergono diverse problematiche di carattere tecnico, ambientale ed economico: intanto un approccio rigido e indifferenziato; ignoranza delle dinamiche biologiche specifiche; sottovalutazione della multifunzionalità forestale. E poi i rischi ecologici dell’abbandono gestionale: paradossalmente, infatti, molte delle misure proposte, favorendo l’abbandono gestionale, potrebbero risultare controproducenti per gli stessi obiettivi di conservazione, come la perdita di biodiversità legata agli ambienti ecotonali e agli stadi giovanili del bosco.

Inoltre si evidenzia l’insostenibilità economica e sociale: le restrizioni proposte non consentirebbero utilizzazioni per tutto il tempo intercorrente fra le attuali età dei cedui ed i turni minimi previsti (ad esempio, in Amiata il turno del ceduo di castagno oscilla fra i 12 ed i 20-22 anni, quindi per arrivare ai 25 anni imposti dalla norma occorrerebbero almeno 3 annualità nelle quali sarebbe del tutto sospese le utilizzazioni), e si verrebbero a perdere produzioni realizzabili con i turni di minore età, con evidenti ripercussioni sulla operatività delle ditte boschive, in particolare nei territori montani dove queste attività rappresentano spesso l’ultima opportunità economica rimasta. Il risultato sarebbe un ulteriore spopolamento, la perdita di un presidio territoriale fondamentale, l’impoverimento di interi territori, la perdita di mercati conquistati in anni di onesto lavoro. Non compete alle norme sulle aree protette fare scelte di pianificazione forestale che sono già previste dal Testo unico in materia di foreste i cui piani di indirizzo a livello regionale sono in corso di elaborazione.

“Chiediamo un incontro urgente con i rappresentanti tecnici e politici competenti della Regione – afferma Orlandini -. L’avvio di un processo partecipativo che coinvolga attivamente tutti i portatori d’interesse nella definizione delle misure di conservazione. E La sospensione dell’iter di approvazione delle nuove regolamentazioni fino al completamento di tale processo. Siamo convinti che solo attraverso un confronto aperto e costruttivo, basato su evidenze scientifiche e sulla conoscenza del territorio, sia possibile definire misure di conservazione realmente efficaci, che tutelino gli habitat valorizzando, anziché penalizzando, il ruolo attivo delle comunità locali e della selvicoltura” conclude il presidente Cia Toscana Centro.