SIENA – Un incontro scontro tra Benedetto XVI e l’allora cardinale Jorge Bergoglio, quando Joseph Ratzinger maturava la sorprendente rinuncia alla carica di Vescovo di Roma, con l’intenzione di indicare il più ‘ecumenico’ Bergoglio suo successore, con il nome di Francesco.
‘I due Papi’, il 28 febbraio ai Teatri di Siena, Sipario Rosso, racconta al pubblico dei Rinnovati questo confronto, inedito e spiazzante. Una commedia oggi con una toccante coincidenza per gli eventi che tengono alte l’attenzione e la devozione dell’umanità.
«La pellicola di Netflix mi ha stupito per la cifra teatrale della scrittura di Anthony McCarten – racconta il regista Giancarlo Nicoletti -. Scoprire che il film era tratto da un testo teatrale dell’autore, è stata una piacevole riconferma della prima impressione. La lettura del contenuto della commedia mi ha coinvolto. Il raffronto fra i due protagonisti, sullo sfondo di una memorabile vicenda, a mio avviso, con la dimensione teatrale acquista una forza e una capacità di penetrazione ancor più grandi».
Il testo si sofferma sulle ‘vite parallele’ di due uomini straordinari, che condividono lo stesso destino. Dai contraccettivi al drastico calo delle nascite, dal celibato dei preti al rapporto tra fede e omosessualità, fino a non troppo velati riferimenti agli scandali della Banca Vaticana e degli abusi sessuali di sacerdoti a danni di minori: le loro posizioni sulle questioni etiche e morali che affliggono la Chiesa del XXI secolo, sono spesso divergenti.
La diffidenza iniziale evolve in una profonda e fraterna amicizia, che nei saluti finali riduce le distanze tra i due protagonisti, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, a un amichevole scambio di bandiere nazionali, quasi come se il terreno di scontro fosse una finale calcistica tra Italia e Argentina. Un’operazione al servizio di due grandi interpreti italiani, provenienti da percorsi diversi, ma adatti a questa sfida. Con loro in scena, Anna Teresa Rossini, Ira Fronten e Alessandro Giova.
«Lo spettacolo è sostenuto da un testo eccezionale. Un tentativo di regia contemporanea di gusto internazionale e con un occhio al pubblico, anche per la traduzione del testo di Edoardo Erba e di un impianto scenico di grande impatto di Alessandro Chiti», aggiunge il regista.
Lo spettacolo parla a tutti e trasporta in una dimensione varia, fra i massimi sistemi del cielo e la concretezza quotidiana della terra
«’I due Papi’ parla di due uomini e, allo stesso tempo, di tutti gli uomini – continua Nicoletti -. Parla del potere, di come a volte sia difficile per un solo uomo il fardello delle responsabilità; dell’essere umano, di quanto può essere grande e piccolo, di come il dubbio e la difficoltà del vivere siano uguali a ogni latitudine e posizione sociale. Credo che in questa universalità risieda il successo e l’apprezzamento trasversale della pellicola di Netflix e, indipendentemente dal credo, il buono di riportare l’operazione al suo luogo di nascita: il teatro».