FIRENZE – Trema la Toscana dopo l’annuncio dell’introduzione dei dazi al 20% per l’Unione Europea da parte del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Una decisione destinata ad avere effetti concreti e visibili sull’agroalimentare Made in Tuscany. Gli Stati Uniti sono il secondo mercato di riferimento (dopo l’Europa) per le produzioni agricole regionali con 1 miliardo di euro di valore nel 2024. I due prodotti più esportati sono l’olio con 590 milioni di euro (+41%) ed il vino con 423 milioni di euro (+10%) che da soli valgono il 93% di tutte le transazioni. Un mercato importante, importantissimo – in crescita (+25%) – che l’introduzione di dazi rischia di stravolgere. A regnare è uno stato liquido di incertezza che tiene in ansia le imprese agricole esportatrici.
Gli Stati Uniti sono diventati nel tempo un mercato sempre più importante per le imprese agricole e dell’agroindustria toscane. L’ultima decade lo dimostra nettamente come dimostra l’elaborazione dei dati Istat di Coldiretti Toscana. Lo è soprattutto per una realtà a forte vocazione agricola come la maremma: Grosseto è tra le province toscane quella che rischia di più con i dazi, 236 milioni di euro, pari al 70% del valore di tutte le esportazioni del 2024. Il rapporto tra totale esportazioni e quota di export destinata agli Stati Uniti fa salire sul podio Lucca con il 37% (167 milioni) e Massa Carrara con il 36% (2,1 milioni), superando Siena, il cui rapporto di incidenza è intorno al 34% (282 milioni di euro). Poco sotto troviamo un’altra economia agricola marginale sul fronte internazionale come Prato (10 milioni) con una quota di export del 30%. Con un’incidenza del 27%, Firenze, pur registrando il valore assoluto più alto tra tutte le province toscane (285 milioni di euro), scivola oltre metà classifica. Seguono poi Pisa (32 milioni) con il 19%, Livorno (40 milioni) con il 15%, Arezzo (22 milioni) con 8%. Chiude la classifica elaborata da Coldiretti, Pistoia (8,7 milioni) con 1,5%.
Sul rischio di pesanti ricadute per la nostra regione, tema il presidente del Consiglio regionale della Toscana Antonio Mazzeo da Bruxelles non fa sconti: “Non possiamo accettare che un comparto strategico per lo sviluppo sostenibile venga usato come arma di ricatto in negoziati che nulla hanno a che vedere con il settore vitivinicolo”.
“Da parte nostra non avremmo più voluto sentir parlare di dazi se non per vederli ridurre o azzerare; la speranza è, da sempre, che i paesi adottino comportamenti commerciali che favoriscano gli scambi e non li ostacolino, in un contesto ispirato ai valori del fair trade e quindi di una corretta e libera competizione. Certo, siamo nel campo dell’utopia: sappiamo bene che le condizioni di competitività fra i diversi paesi sono oggettivamente diverse e che, per esempio, le imprese italiane soffrono di molte penalizzazioni, dai costi energetici alle carenze infrastrutturali, dall’inefficienza complessiva del sistema alla pesante imposizione fiscale, solo per citarne alcune. Ma una guerra di dazi fra paesi del blocco occidentale era difficile da immaginare ancora pochi mesi fa” ha detto Confindustria Toscana Nord.